
Marco si muove nell’ombra dell'intelligence, un passo dal Mossad
ha gli occhi freddi di chi ha visto il fondo della verità.
Poco distante, l’odore di terra copre il sangue del passato:
Flavio Pizzo pulisce le cesoie, il suo conto lo ha pagato.
Non chiamatelo Pizzo Pazzo, quella rabbia è andata via,
ora cerca la sua pace nel silenzio della giardineria.
Ai margini del tavolo, Merlino consuma la sua agonia,
morendo di fame in silenzio, ombra di una vecchia dinastia.
Al suo opposto siede Bili, lo specchio di un’altra eccedenza,
la sua pancia da birra pesa come una condanna alla pazienza.
E le carte scivolano lente sul legno consumato,
una briscola in 5 in questo spazio dimenticato.
Nessuno parla, nessuno mostra la sua vera via,
qui dentro, nel quartier generale di Strasatti.
L’aria è densa di fumo e Nino Sballo ha perso la ragione,
la mente viaggia altrove, fuori da ogni dimensione.
Fissa Kevin con lo sguardo vitreo di chi cerca una memoria,
convinto che quel corpo sia un'enciclopedia, l'intera storia.
Lo tocca come a sfogliare pagine di una verità nascosta,
mentre Kevin resta immobile, aspettando la sua mossa.
Fuori dalle finestre il vento porta un'eco sinistra e dura:
Paolo SS ha tirato troppo la corda della sua paura.
A forza di recitare la parte del fascio, di urlare alla folla,
è rimasto appeso alla sua stessa corda, mentre la terra crolla.
I generali della strada sono seduti uno di fronte all'altro,
Nino Capitano calcola i punti, lo sguardo da scaltro.
Accanto a lui c'è Pietro Cocchiara, il capitano di sventura,
lo chiamano Coca e la sua risata esplode troppo, oltre misura.
Una risata isterica che taglia il silenzio come una lama,
mentre Ciccio Palermo fuma e osserva chi ama e chi brama.
Ciccio non parla, ma nei suoi occhi c'è il ghigno del padrone,
ci sta trollando tutti, muovendo i fili di questa finzione.
In mezzo a questo inferno di anime perse e destini incrociati,
ci sono Piero e Renzo, due sopravvissuti, ormai maritati.
Un’unione pulita, l'unico punto di luce in questa stanza,
mentre intorno la briscola decide chi ha ancora speranza.
Le ultime carte cadono, il giro è quasi completato,
Strasatti inghiotte i segreti di chi non è mai tornato.
Il Mossad non risponde più ai telefoni di Marco.
Flavio brucia le radici secche nel parco.
Merlino chiude gli occhi, Bili finisce il bicchiere,
e la corda di Paolo oscilla nel vento della sera.
Pietro Coca ride ancora, ma è un’eco che si perde via...
Mentre Nino Sballo sussurra a Kevin un'ultima, disperata poesia.
Benvenuti a Strasatti.